Seminaro condotto da Matteo Palozzo - 6 novembre 2016

CORPOREA-MENTE

Un’esplorazione motoria alle radici della relazione tra noi stessi, lo spazio circostante e gli altri.

Sono ormai decenni che si parla apertamente di malesseri psicofisici in una società sempre più frenetica e stressata. Molti sono stati i rimedi proposti, alcuni rimasti fino ai giorni nostri, altri rivelatisi mode passeggere. Di certo un aspetto è emerso prepotente rispetto agli altri: la mancanza di movimento è uno dei mali del 21°secolo, e spesso non basta semplicemente un abbonamento in palestra per risolvere il problema. In questo seminario vogliamo presentare un punto di vista sinergico tra sistemi antichi e moderni, per riappropriarsi di elementi basilari del movimento umano che siano trasferibili alla vita quotidiana. Verranno ripresi principi delle antiche arti marziali interne, integrate con studi sul movimento infantile, fino introdurre pratiche presenti in discipline contemporanee come il parkour/art du deplacement. L'obiettivo è quello di tornare in una relazione armoniosa con il nostro corpo e ciò che lo circonda, (re)imparando strategie perdute che appartengono all'umanità tutta, a prescindere da età o genere. Perché il corpo è il primo e l'unico strumento che possediamo per esplorare la realtà in cui siamo immersi, dunque mantenerlo intelligente e funzionale dovrebbe essere una priorità per ognuno di noi.



6 Novembre: La Sensibilità
Quanto usiamo i nostri sensi? E soprattutto come li usiamo? In questo incontro i partecipanti saranno spinti a riscoprire alcune delle opzioni corporee più bistrattate dal mondo contemporaneo. Attraverso le pratiche proposte, si rifletterà sul ruolo che tatto, vista e udito hanno nella nostra vita; non solo come stimolo "allenante", ma anche come strumenti per uno sviluppo più completo del nostro intero sistema umano.

Matteo Palozzo, classe 1986, fin da piccolo fa del movimento uno dei mezzi di comunicazione preferiti. Per sfogare la sua iperattività, a 14 anni comincia con l'atletica leggera, e ci dedica anima e corpo. A 19 anni, dopo mille infortuni e altrettanti acciacchi, convinto di essere ormai un atleta finito, si avvicina alle arti marziali cinesi sotto la guida di Sophie Babetto. A 23 anni, affascinato dal processo di riacquisizione del movimento che sta attraversando, decide di approfondire il tema e parte per la Cina, studiando sei mesi in una scuola di arti marziali del monte wudang e un anno e mezzo a Pechino, presso diversi maestri e frequentando l'università dello sport. Durante questo periodo esplora anche altre pratiche, tra cui ginnastica acrobatica, wushu moderno e coreografia cinematografica. Il parkour, ultima di queste contaminazioni culturali, lo conquista definitivamente e nel 2012 lo porta a tornare in patria. Da allora diventa la sua più grande passione, e lo porta a viaggiare in Italia ed Europa per conoscerne i praticanti, i suoi fondatori e i principi di allenamento. Scopre così un ambito del tutto nuovo, che si basa su elementi paradossalmente molto più vicini a quelli delle arti marziali cinesi tradizionali di quanto avesse sperimentato negli ambienti marziali stessi. Anche grazie a una laurea magistrale in lingue e culture dell'Asia Orientale (conseguita a Ca' Foscari con il massimo dei voti nel 2014) è in grado di comprendere con profondità le vicinanze e le differenze culturali tra Cina e Occidente, e attualmente si propone come mediatore tra le discipline (psico)fisiche che ha studiato in entrambi i mondi.